Comune di Pennabilli
Provincia di Rimini
Piazza Montefeltro, 3 - 47864 Pennabilli (RN)

Tonino Guerra: "Luoghi dell'anima"
Antonio (Tonino) Guerra, nato a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo 1920, inizia a comporre poesie in lingua romagnola durante la sua prigionia nel campo di concentramento di Troisdorf, in Germania, poesie poi raccolte nel volume I scarabocc ('46). Esordisce quindi come scrittore nei Gettoni diretti da Elio Vittorini per Einaudi: è l'inizio degli anni '50 e Guerra soggiorna assai frequentemente a Roma, dove finisce per stabilirsi a partire dal '53.

L'Orto dei frutti dimenticati
Nato da un'idea di Tonino Guerra, che ha voluto un "museo dei sapori utile a farci toccare il passato", l'Orto dei frutti dimenticati è stato realizzato a Pennabilli nel 1990 dalle associazioni Mostra Mercato Nazionale d'Antiquariato, Amici della Valmarecchia, Pro Loco, in collaborazione con l'Amministrazione comunale. Si trova in magnifica posizione nel centro storico, in un terreno abbandonato da decenni, già orto del convento dei frati missionari.
Esso consiste in una "raccolta" di alberi da frutto appartenenti alla flora spontanea delle campagne appenniniche, presenti nei vecchi orti delle case contadine ma che oggi, non essendo più coltivati, vanno scomparendo: svariate specie di mele, pere selvatiche, bacche e frutti di bosco che la moderna agricoltura ha allontanato quasi anche dalla memoria. Tra i più insoliti: l'Azzeruolo (piccole bacche rosse o gialle con grossi semi e poca polpa dal sapore di mela), la pera Cotogna, la Corniola (una sorta di ciliegia allungata), il Giuggiolo (che produce delle "olive" dolciastre), l'Uva Spina, la Ciliegia Cuccarina, il Biricoccolo (susina blu con la buccia vellutata come quella dell'albicocca).

All'interno dell'Orto si trovano anche:

  • la "Meridiana dell'incontro", che ci permette di "incontrare" l'immagine di Federico Fellini e Giulietta Masina quando, nel pomeriggio, l'ombra di due colombi in bronzo diventa quella dei profili dei due personaggi (omaggio di Tonino Guerra ai due grandi amici scomparsi);
  • la "Meridiana umana" in cui la persona si deve sostituire allo "gnomone" (l'asticella degli orologi solari), posizionandosi al centro del grande quadrante orizzontale per vedere indicata con la sua ombra l'ora solare;
  • la "Porta delle lumache", opera del ceramista faentino Aldo Rontini, chiusa nella facciata di una cappella costruita con le pietre di chiese scomparse della Valmarecchia;
  • il "Bosco incantato", un labirinto dell'anima formato da steli in pietra serena scolpite con i simboli della pigna e della ghianda, dove puoi perdere la memoria e ricordare solo il giorno più bello della tua vita, al centro del quale, una lumaca in bronzo invita alla lentezza e alla riflessione. Ad esso si accede varcando l'"Arco delle favole per gli occhi dell'infanzia", un arco trionfale rivestito in ceramica multicolore realizzato da Giovanni Urbinati;
  • "Il gelso della pace", l'albero messo a dimora il 15 giugno 1994 dal XIV Dalai Lama del Tibet, in ricordo
  • della sua visita a Pennabilli effettuata in occasione del 250° anniversario della morte di Padre Francesco Orazio Olivieri, missionario cappuccino in Tibet e orientalista pennese;
  • la fontana "La Voce della foglia", in cui l'acqua, come linfa, zampilla gorgogliando da una foglia in legno alta tre metri, per ricadere sulla pietra circolare di un vecchio mulino ed essere raccolta da bianchi sassi di fiume;
  • il vecchio lavatoio, un tempo luogo di ritrovo e di lavoro per le donne del paese, oggi ospita, alle pareti, le dodici targhe in ceramica con 'Le Parole dei mesi':

GENNAIO coi rumori che lasciano impronte sulla neve
FEBBRAIO i colori dei vestiti che ballano
MARZO i fiori dei mandorli per le api affamate
APRILE con tutta la fantasia che ha sonno
MAGGIO i petali di rosa che ridono
GIUGNO coi piedi scalzi a toccare l'acqua
LUGLIO il sole rovente caduto a terra
AGOSTO col mare dentro agli occhi
SETTEMBRE la musica della pioggia negli orecchi
OTTOBRE i tappeti di foglie secche sotto i piedi
NOVEMBRE con le sciarpe di nebbia attorno al collo
DICEMBRE con le parole delle favole sul fuoco.

Il Santuario dei pensieri
Il Santuario dei pensieri è un luogo di meditazione vagamente orientale e molto suggestivo. E' stato realizzato nel borgo di Penna, con un restauro di tipo conservativo e di valorizzazione che ha riportato alla luce i muri perimetrali di un'antichissima casa del guasto malatestiano. All'interno, nell'erba, sono state sistemate sette enigmatiche sculture che suscitano echi nel cuore, nella mente e nell'anima del visitatore.

La Strada delle meridiane
Dal 1991 il centro storico di Pennabilli si è arricchito di 7 meridiane artistiche collocate lungo un itinerario che attraversa tutto il borgo di Penna.
La prima si trova all'interno dell' Orto dei frutti dimenticati: ad indicare l'orario è lo stesso visitatore che, posizionandosi al centro del quadrante orizzontale, può far cadere la sua ombra sulle cifre in ceramica. Le altre sei, applicate sulle facciate di altrettanti edifici, sono opera del pittore Mario Arnaldi che ha riprodotto dipinti esistenti inserendovi, con la collaborazione del prof. Giovanni Paltrinieri, la funzione di orologio.
Nel "San Sebastiano" di Antonello da Messina, per esempio, a rappresentare le ore sono le frecce conficcate nel costato del martire; lo gnomone (ovvero l'asticella che proietta l'ombra) è invece una vera freccia in metallo inserita
nel quadro tra quelle dipinte. Gli altri soggetti sono ispirati ad un "trompe d'oeil" del Mantegna e ad opere di Giulio Turci, Tullio Pericoli, Rabuzin, Tonino Guerra.
Le sette meridiane rappresentano i diversi metodi con cui si è misurato il tempo nei vari secoli: quelle ad "ore europee o oltramontane" suddividono il tempo nello stesso modo che ancora oggi noi usiamo (ventiquattro ore di cui la dodicesima coincide con il mezzogiorno); quella ad "ore planetarie o ineguali" divide il giorno dall'alba al tramonto in dodici ore delle quali la sesta rappresenta il mezzogiorno (da cui il detto "fare la siesta", ovvero il riposino dopo il pasto), quella ad "ore italiche" (che conta le unità temporali a partire dal tramonto) ci permette di individuare con un semplice calcolo quante ore di luce restano dal momento in cui viene consultata.

Il Giardino pietrificato
Alla base di una torre millenaria a base quadrata che domina la Valmarecchia, in località Bascio di Pennabilli, nel 1992 sono stati collocati dall'arch. Rita Ronconi sette "tappeti" in ceramica artistica, opera di Giovanni Urbinati, dedicati da Tonino Guerra ad altrettanti personaggi storici passati nella valle:
Giotto "che dal Montefeltro vide lontanissimi i primi bagliori azzurri dell'Adriatico";
Dante "che vide questa torre fuggendo da Firenze per raggiungere il rumore del mare a Ravenna";
Uguccione della Faggiola "grande capitano di ventura che da questi colli vedeva i confini dell'Italia e tanto fu ammirato da Dante che gli dedicò l'Inferno";
Bonconte da Montefeltro "perché il Tappeto delle piramidi sognate sia tomba del suo corpo valoroso scomparso nel fiume della battaglia";
Ezra Pound "il poeta che disse del Marecchia «dove la melma è piena di sassi» e una volta si inginocchiò davanti agli elefanti neri di Sigismondo nel Tempio di Rimini";
Fanina dei Borboni di Francia che "pazza di solitudine, su questo colle dov'era sposa al capitano dei Carpegna, di tanto in tanto saliva in cima alla torre per gridare al vento: «Paris, Paris, aiuto!»";
fra' Matteo da Bascio, ispiratore dell'ordine dei Cappuccini che "per tutto il mondo andava esclamando e riprendendo ogni sorta di persona, gridando «All'inferno, all'inferno, peccatori!»".

L'Angelo coi baffi
Nella ex Chiesetta dei Caduti di Pennabilli,
il più piccolo, sguarnito e poetico museo del mondo, costituito da un'unica installazione multimediale, illustra la delicata storia di un angelo "che non era capace di far niente".
I versi di Guerra (in italiano e romagnolo), il grande dittico di Luigi Poiaghi, gli uccelli impagliati e i cinguettii diffusi nella piccola cappella dall'intervento sonoro di Sergio Valentini, ci raccontano di come un sogno, da tutti ritenuto impossibile, è diventato realtà.
La semplice ma significativa vicenda di questo messo divino, che, differente dalle rappresentazioni dell'iconografia classica, conserva un aspetto, un'età, e soprattutto una capacità di sognare che lo avvicinano fortemente agli esseri umani, ci invita a rincorrere instancabilmente tutti i nostri desideri 'irraggiungibili' e ci incoraggia a portare a termine anche i più ardui progetti.

Per maggiori informazioni consulta il sito della Rete Museale Alta Valmarecchia

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